Le benevole? Speriamo che rimanga solo un libro
Ho appena finito di leggere Le benevole di Jonathan Littell ed è molto difficile scrivere qualcosa.
La lettura è durata settimane ed è stata difficoltosa. Non per la lunghezza (940 pagine), né per la prosa, brillante, moderna e scorrevole. Il problema è ciò che questo libro racconta e soprattutto, come gli eventi vengono raffigurati (e non uso a sproposito questo verbo, come vedremo tra poco).
Chi si interessa di letteratura e Shoah conosce perfettamente le polemiche che ha generato questo romanzo. Littell, ebreo americano legato strettamente alla cultura francese (Le benevole è stato scritto proprio in francese) è stato accusato di aver ricostruito in maniera fuorviante lo sterminio del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale e di aver dato un’interpretazione della vita di un SS in maniera leggera, quasi accettabile (dunque intollerabile).
Lo spunto del racconto de Le benevole è costituito proprio dall’Io narrante: Maximilian Aue, alto ufficiale delle SS, colto, franco-tedesco, razionale, omosessuale, ossessionato da un’attrazione incestuosa nei confronti della sorella gemella, aitante, razionale omicida ed efficiente sul lavoro. Il delirio nazista è dunque filtrato attraverso lo sguardo di un personaggio complesso e angosciante che fu stretto collaboratore di Eichmann e che partecipò con distacco e cinismo alla realizzazione della “soluzione finale”. Littell è stato accusato di aver ricondotto alla “normalità” ciò che invece fu mostruoso. In questa accusa è accostabile alla filosofa Hannah Arendt e al controverso regista israeliano Eyal Sivan, autore quest’ultimo del film Uno specialista – Ritratto di un criminale moderno (incentrato sulla figura di Eichmann) .
Sinceramente non vorrei impelagarmi in discussioni sul senso profondo del lavoro di Littell, quanto piuttosto vorrei elencare qui le mie sensazioni e le mie paure:
1) Jonathan Littell è uno scrittore dotato di un talento enorme, quasi pazzesco. Scrivere un’opera prima di tale portata è cosa rara, incredibile.
2) La lettura de Le benevole mi ha sconvolto, poiché mi ha fatto comprendere come il male assoluto si possa annidare anche in quei cervelli raffinati e colti che dovrebbero comprendere facilmente le assurdità di talune posizioni politiche e ideologiche di stampo razzistico e antisemitico e che invece rimangono impigliati in un vortice nefasto di idee, fuori dalla civiltà.
3) In sostanza, Littell ha ripreso le idee della Arendt sulla “banalità del male”, effettuando un affresco agghiacciante, quasi abominevole, di quel ceto sociale tedesco che rappresentò la sostanza del lucido esercito dei volenterosi carnefici di Hitler, come li ha definiti lo scrittore americano David Goldhagen.
4) Leggere Le benevole è però quasi insopportabile; l’orrore propinato come pratica ordinaria è infatti inconcepibile per qualsiasi animo sensibile. Littell insiste molto su questo punto, poiché è su questo piano che lo scrittore gioca tutte le sue carte. Ciò che interessava l’autore era evidentemente far rendere conto tutti che la Shoah fu possibile perché esseri umani qualsiasi misero in pratica la miserabile e abietta pratica dello sterminio sistematico su altri esseri umani. Sembra una banalità, ma così fu. Durante la seconda guerra mondiale non furono terrificanti extraterrestri a piombare sul nostro pianeta e a mettere in atto il genocidio del popolo ebraico, ma normali cittadini, padri di famiglia, lavoratori, impiegati, burocrati. E’ questo che inquieta di più, che ancora oggi spaventa, che addirittura mi terrorizza.
5) Ma qual è il pericolo più grande riguardo Le benevole di Jonathan Littell? Presto detto: la sua eventuale trasposizione cinematografica.
6) Le benevole è infatti un lunghissimo trattamento (passaggio pre-sceneggiatura) già pronto. Littell ha una scrittura profondamente cinematografica, dai tratti un po’ realistici, un po’ visionari.
7) Se una simile materia narrativa dovesse capitare nelle mani di un regista sprovveduto, o peggio ambiguo, non oso immaginare che film pericolosissimo e dannoso ne potrebbe venir fuori. Il cinema in tal senso è territorio espressivo ricco di insidie e di rischi, poiché facile a generare, soprattutto per i meccanismi dell’immedesimazione nel personaggio e per il processo di “iconizzazione” sempre del personaggio principale, dei fraintendimenti mostruosi. I settori del pubblico più a rischio sono ovviamente quelli giovanili che magari non hanno mai sentito parlare di nazismo e Shoah. Così, il pericolo che il personaggio di Maximilian Aue si trasformi agli occhi di un adolescente in una sorta di eroe (seppur negativo) è altissimo. In un humus culturale sempre a gravissimo rischio antisemitismo (come è quello del terzo millennio), ciò potrebbe generare a cascata una serie di posizioni terrificanti.
8) Non riesco a immaginare registi in grado di padroneggiare un romanzo simile. Se proprio devo fare dei nomi, penso ovviamente a Stanley Kubrick (ma è morto), a Steven Spielberg e a Roman Polanski. Altri cineasti capaci di domare un trama come quella de Le benevole, per me non ne esistono.
9) Spero che passino un po’ di anni prima che Le benevole sia trasformato in un film. E’ bene che un progetto simile venga ponderato in maniera più che attenta e prudente (per i problemi che abbiano sopra elencato)
10) Anzi, se proprio devo essere sincero spero che non venga mai in mente a nessuno di lavorare su questo progetto, anche se so che sarà molto difficile che ciò non avvenga.