Amos Gitai e il suo Disengagement
Alla 64. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il cinema israeliano era praticamente assente. E' solo stato presentato fuori concorso l'ultima fatica artistica di Amos Gitai, intitolata Disengagement. L'autore di Free Zone ha come sempre portato al Lido un film problematico che farà discutere. Forse a qualcuno darà anche fastidio. E' la storia di una donna che decide di tornare dopo molti anni di assenza in Israele per ritrovare la figlia che vive in un insediamento all'interno della striscia di Gaza. Il tutto avviene durante l'uscita degli israeliani da Gaza. Siamo nell'estate del 2005.
Gitai, come suo solito, procede all'interno di uno schema creativo molto personale nel quale non è contemplato il metodo codificato della narrazione filmica tradizionale. Il suo è un cinema visivo, prima che narrativo. Ciò che importa a Gitai sono gli ambienti, i luoghi, nei quali muovere la macchina da presa. Proprio i movimenti di macchina e le inquadrature nel suo cinema sono elementi che possiedono un valore simbolico, certamente connesso alla vicenda raccontata. Si tratta però anche di fattori incredibilmente autonomi, significanti. Quello di Gitai è un cinema ostico perchè non facilmente catalogabile, ruvido, costantemente di ricerca. E' in sostanza una voce critica del suo paese, un cineasta che non elabora opere comode e che cerca di mantenere inalterato il suo severo sguardo sulla realtà.
Disengagement si apre con una sequenza altamente simbolica (a nche se uno dei personaggi ironizza proprio su tale questione): un israeliano e una palestinese si incontrano su un treno. Parlano, si piacciano, si lanciano in un bacio appassionato.
Da notare inoltre la furiosa polemica che Amos Gitai ha ineescayo nei confronti dell'Istituto Luce, accusato di essersi tirato indietro senza spiegazioni valide in fase di produzione del film. Solo un regista israeliano, chiaramente distante anni luce dall'ipocrisia tipicamente italiana, avrebbe potuto aprire durante una conferenza stampa alla Mostra di Venezia una querelle di questo tipo. E lui l'ha fatto con la solita straodinaria calma e determinazione che l'ha sempre contraddistinto.
Maurizio G. De Bonis