L'universo espressivo di Mike Leigh
La cultura ebraica attraversa la storia del cinema in maniera trasversale e non sempre evidente. La complessità di questo universo e la profonda articolazione di un pensiero millenario si sono innestate nel contesto cinematografico internazionale secondo modalità che il più delle volte non sono così identificabili. Spesso, quando si parla delle connessioni tra ebraismo e cinema, molti finiscono per alimentare luoghi comuni e per parlare dei registi "soliti noti" (vedi Woody Allen). Così, basta tirar fuori la definizione semplicista di "umorismo ebraico" per dare luogo a riflessioni il più delle volte scontate. In molti casi tali banalizzazioni nascondono non solo una chiara ignoranza nei riguardi della storia del cinema e dell'ebraismo, ma anche un ambiguo e inquietante sentimento. Basta riempirsi la bocca di formule semplificatorie, infatti, per esorcizzare la propria ingnoranza nei riguardi del pensiero ebraico.
La questione potrà apparire limitata a un determinato contesto culturale; invece è molto più importante di quanto possa sembrare. Sostengo, ad esempio, come siano riscontrabili elementi di natura ebraica in opere di cineasti che ebrei non sono. Questo perchè il pensiero ebraico è radicato profondamente nella cultura contemporanea, fa parte del nostro modo di ragionare e di confrontarci con le problematiche esistenziali che costantemente ci troviamo a dover risolvere. Può anche capitare inoltre che cineasti di solida cultura ebraica siano totalmente dimenticati in tutti gli studi relativi all'analisi della relazione tra ebraismo e cinema e che altri, molto superficiali ma più "esteriori", vengano continuamente citati al solo scopo di alimentare lo stereotipo del "cineasta di cultura ebraica"; il tutto per creare schemi, steccati, per generare confini ed etichettare minoranze che invece sono libere, dinamiche, attente all'evoluzione della società e legate alla modernità.
Prendiamo il caso di Mike Leigh, regista inglese autore di capolavori come Naked, Segreti e bugie, Tutto o niente e il Segreto di Vera Drake.
Non molti sanno che Mike Leigh nasce in una famiglia ebraica di origini russe (il cognome originario era Liebermann). La sua giovinezza fino all'età di diciotto anni è perfettamente integrata nelle attività della comunità. Verso la fine degli anni cinquanta, Leigh è membro di Habonim, un'organizzazione sionista di sinistra che spesso organizza viaggi per giovani ebrei inglesi nei kibbutz di Israele.
Ebbene, nel cinema di Leigh ogni riferimento diretto alla sua vita ebraica giovanile (in età adulta si allontana molto da tali attività) è praticamente inesistente. La sua ebraicità, in sostanza, non viene mai esplicitata cinematograficamente, nè viene mai spettacolarizzata, o "confezionata" in modo retorico. Proprio per questo motivo in molti non sanno neanche che Leigh sia ebreo.
Eppure, se analizziamo tutta la sua filmografia è possibile percepire quanto la sua sensibilità, il suo spirito creativo, l'atteggiamento di critica verso il mondo, verso le ingiustizie sociali e umane, verso le discrimazioni e le sofferenze dei poveri, siano tutti fattori che indubbiamente derivano da un modo di vedere ebraico, un modo di vedere che non viene sbandierato e usato da Leigh ma che fa parte di una maniera intensa di avvicinarsi alla vita, all'esistenza delle persone.
Il cinema di Mike Leigh è straordinariamente toccante, umano, drammatico e divertente allo stesso tempo, problematico sotto il profilo politico e psicologico, è un esempio di cinema denso di umanità e di paura (individuale e collettiva). E' un cinema che invita al pensiero, all'analisi, alla riflessione interiore, alla conoscenza dell'altro, all'abbattimento delle barriere, all'avvicinamento emotivo, alla solidarietà, al bene inteso come fattore in grado di creare armonia nel mondo. E' proprio per queste caratteristiche che il suo cinema è culturalmente ebraico, addirittura in modo commovente. Forse dovrebbe iniziare ad accorgersene anche la critica.
Maurizio G. De Bonis